La Svizzera che Svizzera non e'


Tra Děčín, Repubblica Ceca, e Bad Shandau, Germania, la pista cilcabile dell'Elba s'immerge in un paesaggio di boschi e pareti scoscese, tagliando noncurante il confine tra i due Stati con un semplice "zig-zag" attorno a un timido collonnotto di cemento.
Prima di Děčín, l'aria da ex repubblica socialista odora di ferraglia arruggunita. Vecchie fabbriche scheletriche, capannoni in disuso, scali ferroviari con binari che finiscono irrimediabilmente nel nulla; edifici tetri in mattoni a vista anneriti dalla storia, piccoli bunker prefabbricati che spuntano tra i prati, come goffe tartarughe.
Dopo Děčín, il cambio di paesaggio è tanto rapido quanto straordinario. Curva secca a destra, ultime costruzioni e poi boschi, roccia, forre, umida frescura, aria che profuma di resina.
Di qua la chiamano "Svizzera Boema", di là dal confine "Svizzera Sassone". Sempre Svizzera insomma, luogo pacifico e pittoresco, pulito e ordinato, posto come un'isola montuosa galleggiante tra pianure e colline senza tanto carattere.


Arriviamo a Bad Shandau in tempo per goderci una birra immersi nell'ultima luce del giorno, che qui cala presto a causa dei monti boscosi che incombono sul grazioso paesino termale lungo l'Elba. Una bella luce, che dà il colpo di pennello finale a questa già calda atmosfera alpina a centinaia di chilometri dalle Alpi.
Veniamo da giorni di tempo incerto e sappiamo che domani sarà nuovamente brutto. Non c'è niente di meglio che godersi quest'ultima carezza di sole.


La cena è servita prestissimo, non si discute. Trota ovviamente, pesce di montagna partorito dalla finta Svizzera, e patate, un benvenuto nella vera Germania. Birra leggera e dissetante e poi, in un "biergarten" illuminato da lampadine appese a fili tesi tra gli alberi, un amaro dal nome evocativo: "Berggeist", letteralmente "Spirito della montagna".
Tutto qui parla di montagna, scimmiotta le Alpi, ma lo fa con eleganza.
La notte Svizzera, Sassone e Boema al tempo stesso ci avvolge, assorbendo nell'oscurità la fatica dei chilometri percorsi, donandoci sogni instabili, rimbalzanti tra grigi fantasmi della cortina di ferro e allegri suonatori tirolesi, con camicia a quadri e lederhosen.


Questa tappa ci voleva.
Abbiamo disegnato il nostro itinerario unendo tre grandi città, Praga, Dresda e Berlino, ma quest'isola di pace montana è stata una piccola perla necessaria, messa li al punto giusto.

Quanta forza nel viaggiare con lentezza e senza motore, immersi totalmente nel paesaggio! Ti dà la possibilità di fare esperienza del cambiamento alla giusta velocità, letteralmente assorbendo, albero dopo albero, casa dopo casa, curva dopo curva, il mutare di forme, colori, dettagli.

Viaggiare pedalando è andare incontro alla diversità che si cela dietro un colle, un passo, una galleria, come pescatori a strascico, che muovendosi lentamente raccolgono nella rete tutto ciò che dal paesaggio affiora. E che poi, arrivati a riva, ordinano con curiosità e stupore quel che nella rete è stato raccolto, trovandoci spesso anche rimandi, assonanze, ricordi.
Le stesse emozioni che a qualche viaggiatore del passato evocarono qui la Svizzera, appiccicando per sempre a questi luoghi quel nome, come un sigillo. 

Cosa ci sarà domani dietro questi monti? Oltre il bosco e la collina? Oltre questa Svizzera che Svizzera non è?


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