Blues a Torrita

Ci siamo innamorati del Torrita Blues, festival musicale che va in scena da ben 29 anni in un borgo della campagna senese, a prima vista, da quando alcuni anni fa decidemmo di andarci per caso, in una sera d'estate senza grandi pretese, minacciata da cupe nubi temporalesche.




Non è stata solo la musica, sempre di grande qualità, a colpirci.
E non solo il grande palco, poggiato come un gigante in una tranquilla piazzetta semi nascosta del centro storico medievale. 
Neppure unicamente lo show delle giovani blues band che vengono selezionate durante l'inverno tramite l'audizione pubblica chiamata "Effetto blues", che sfogano qui tutto il loro entusiasmo e la voglia di mettersi in mostra di fronte ad un pubblico selezionato, appassionato, attento.



 

No, non solo... 
A colpirci principalmente è stata l'atmosfera, che mi ricorda il Festival che da 14 anni organizzo insieme agli amici di una vita, nel nostro piccolo paese, dedicato a tutt'altro tipo di musica.

Anche qui facce allegre, non più giovanissime, sfoggiano con orgoglio in quella piazza le magliette delle più disparate edizioni come un vessillo, bandiera di quella patria, a volte perduta, che è la libertà di giocare ancora tra amici, come da ragazzi, da bambini.


Non li conosco, i ragazzi ormai non più ragazzi del Torrita blues. E può essere benissimo che questa sensazione sia nata, cresciuta ed esplosa unicamente nella mia immaginazione!

Fatto sta che il prossimo anno ci torneremo ancora.
Per ascoltare ottima musica, di certo, ma anche per assaporare quell'atmosfera paradossale che toglie al "blues" gallengiate nell'aria quel "to have the blue devils", cioè essere triste, agitato, depresso, del suo significato originario, restituendo allegria, spensieratezza, voglia di vivere, bere e ballare insieme.



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