Una bolla sopra Graz


A Graz, in Austria, si trovano due grandi bolle, una ben visibile, l'altra solo immaginaria.
La prima è la "bolla blu" del Kunsthaus Graz, il museo dedicato all'arte contemporanea che galleggia, nella sua stravagante elegeanza, tra i tetti rossi del centro storico e la riva destra del Fiume Mur.
La seconda è quella "bolla" che ti può avvolgere salendo, al tramonto, sul Monte Schlossberg, la collina che sovrasta la città e che si specchia, tanto imponente quanto sfuggente, nelle vetrate blu dello strano Museo.


Per entrare nella seconda bolla bisogna salire al Monte a piedi, ovviamente. Il fiato corto e il battito accellerato dati dai 260 scalini della ripida scalinata a zig zag, costruita dai prigionieri russi durante la Prima guerra mondiale, sono prerogativa essenziale per l'ingresso. Chi sale in ascensore, con la funicolare o con altri sentieri meno ripidi fa fatica a materializzare la membrana invisibile della bolla che si apre, inghiottendo unicamente i curiosi e i sognatori.


Salendo così ripidi si rincorre velocemente il dislivello. Cambia l'aria e sembra di potere, con un balzo, camminare sui tetti spioventi del centro e di riuscire, semplicemente allungando le braccia, a toccare, uno ad uno, i tanti campanili dalle guglie tondeggianti.

La visione della Torre dell'orologio, che da oltre 300 anni indica l'ora esatta, con la sua architettura fiabesca e bizzarra, fa da porta d'ingresso a un altro mondo.
La città, giù in basso, è abbastanza lontana da non infastidire, ma vicina al punto giusto da poter essere contemplata a dovere, come dipinta in un quadro. Boschetti e giardini si inerpicano sulla collina. Il meccanismo antico dell'orologio e delle sue tre campane (una per indicare l'ora, una per dare l'allarme in caso d'incendio e una terza per annunciare le esecuzioni), è la formula magica per entrare nella bolla invisibile.


Nessuno riuscì mai ad occupare lo Schlossberg! 
Neppure Napoleone, che ottenne il castello e la fortezza qui costruiti solo dopo un trattato di pace, decidendo poi di distruggerli in parte (forse per ripicca?) ma garantendo ai cittadini di Graz almeno la salvezza della simbolica Torre dell'orologio.
Nessuno riuscì mai a conquistarlo! Risuonano voci di antichi guardiani.
Perciò in questa bolla occorre entrarci piano, sottovoce, in rispettose punte di piedi. Infatti, nonostante le tante persone presenti, l'atmosfera è quieta e silenziosa, ognuno sale, scruta, osserva, senza però urlare nè vociare troppo forte, quasi per non bucare con le vibrazioni degli schiamazzi la sottile membrana della bolla invisibile posta sopra i tetti della città.


Arrivati all'orologio, si scopre che quello è solo l'inizio. C'è ancora da salire per poi arrivare in un altro luogo inaspettato. Il "Padiglione cinese", che domina un poggio da cui la Torre campanaria, che dal centro sembrava posta nel punto più alto del Monte, appare già piccola, giù in basso. Non si capisce bene perchè, proprio qui, nel 1890 sia sorto questo gazebo dall'archittettura orientale. Fatto sta che l'altezza, le forme, il panorama, la luce che cala, estraneano ancor più da tutto il resto, rendendo questo fazzoletto di terra luogo affascinante e misterioso. 

Si sprecano selfie tra i turisti divertiti, mentre la città sprofonda nelle brume della sera e sale così, sempre più, il distacco tra la bolla-Schlossberg e il via vai di tram e automobili. 
Come su una mongolfiera, ci si sente di volare anche stando immobili.


Ma il Padiglione cinese è solo un avamposto, c'è ancora da salire. 
Si lambiscono le mura imponenti della fortezza fino a raggiungere, più in alto ancora, il castello, la postazione dei cannoni e il leone di bronzo in onore del Maggiore Franz Hackher, che insieme a soli 896 soldati, nel 1809, riuscì a difendere questa postazione dall'invasione di oltre 3.000 soldati francesi. Mi sembra di vederlo, il Maggiore, mentre asserragliato lancia ordini e rimugina attorcigliandosi i baffi, guardando il territorio sottostante con la schiena dritta, come quella di un navigatore di lungo corso nella burrasca che infuria. Come potranno mai bucare questa bolla? Forse proprio l'assurda sicurezza di avere tutt'attorno una membrana protettiva, invisibile al nemico, gli diede la forza nei momenti peggiori.  


Il sole è ormai calato oltre le colline che avvolgono la città.
I suoi ultimi raggi colpiscono chi ha avuto la fortuna o il desiderio di farsi inghiottire in questa bolla dove tutto è lontano, dove il tempo è sospeso.
Tre giovani, con le gambe a penzoloni giù da un antico muro, bevono vino bianco contemplando a modo loro questo spettacolo. Altri, più salutisti, corrono fin quassù al far della sera; arrivati in cima ansimanti entrano velocemente nella bolla e ne respirano a grandi boccate l'atmosfera, come per ricaricarsi di energia, prima di rotolare ancora nella quotidianità. 


Se abitassi qui entrerei spesso e volentieri nella bolla immaginaria dello Schlossberg, uno di quei luoghi che conservano un'armonia, un'anima, una bellezza, innati e difficilmente cancellabili. 
Verrei qui al tramonto, ma anche all'alba, di notte, ma anche durante una tormenta di neve, in una semplice pausa pranzo, in un torrido mezzogiorno d'agosto o in un giorno bigio, quando piove fitto. Ogni qualvolta si renda necessaria una bolla di quiete nel travolgente roteare impazzito di impegni, scadenze, tumulti interiori o del mondo là fuori.


Bene fece l'imperiale Karl Freiherr von Cerrini, di origine fiorentina, a farsi costruire la sua casa proprio qui, sullo Schlossberg, come ricompensa per aver difeso anch'egli strenuamente i bastioni della fortezza all'arrivo dei francesi nel 1809! Ora la sua dimora sui fianchi del Monte, ai piedi della Torre dell'orologio, è rifugio per artisti e intellettuali di varie nazionalità. 

Quale luogo migliore per creare, per pensare, per immaginare, se non una bolla invisibile che galleggia silenziosa su una città, sul suo fiume che lentamente scorre, sul via vai della normalità?


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