Diario danubiano

La scorsa estate ho percorso oltre 400 km in bicicletta da Passau (Germania) a Bratislava (Slovacchia) lungo la pista ciclabile del Danubio, da solo. Un cicloviaggio breve e alla portata di tutti, una prima esperienza di questo modo, che ritengo fantastico, di viaggiare. Durante il percorso ho tenuto un diario, anzi, due. Uno di parole, l'altro di immagini. E talvolta questi due diari si sono, diaciamo, incrociati. Vorrei qui sperimentare una nuova modalità di scrittura e fotografia, diversa da gli altri post di questo blog. Riportare cioè i brani più significativi di entrambi i diari.


08/08/2016 - scrivo da Passau

"Inizia male, o meglio, con un colpo al cuore. Una figura nera, umana, spaventata, corre lungo la corsia pedonale di una galleria di confine, dopo Tarvisio. Spinge un trolley rosso, enorme, il bagaglio contiene ciò che resta di una vita da fuggitivo. Europa, oggi, è un crovecia di genti che fuggono. Crocevia di paure, diffidenze, nostalgie. Per fortuna la campagna austriaca mette pace. Campi di grano, mais e foraggi a perdita d'occhio, ordinati alla perfezione. Omini indaffarati, su e giu dai trattori, disegnano il paesaggio da cartolina. Una radio in tedesco annuncia la Lambada: che assurdo! Guidare nella perfezione teutonica al ritmo commerciale di un ballo sudamericano. Ma un cartello che annuncia un live di Umberto Tozzi in un paesino sperduto dell'Alta Austria mi dice che, in fondo, tutto il mondo è paese..."


08/08/2016 - scrivo da Passau

"Passau, la città dei tre fiumi. Dopo lungo penare parcheggio lungo l'Inn, così Danubio, la linea retta del mio tragitto, fa presto a vendicarsi della preferenza. Lo vedo all'improvviso, capisco che mi vuole mettere alla prova. Senza saperlo ho prenotato nell'ostello più alto di Passau, la camera più alta della città: numero 71, settimo piano! Con bici e borse, che fatica! Sarà un caso?"



08/08/2016 - scrivo da Passau

"Di notte la confluenza tra Inn e Danubio è bellissima. Faccio la pipì proprio li, nel mezzo. Le mie acque arriveranno al Mar Nero, e io?
In ostello siamo in 4: io, italiano; un inglese, un tedesco e un austriaco. 4 biondi, tutti di 20-30 anni. Eccola Europa, la sento. Ma vorrei che qui con noi ci fosse anche il fantasma della galleria di Tarvisio. E sento che è giusta la mia decisione, quella di attaccare, dietro la bici, la bandiera europea".


10/08/2016 - scrivo da Grein
"Dai che non piove, forse spioviggina, no, piove... e piove davvero! Il tempo va accettato com'è. Anzi, come mi ha detto qui una signora tedesca, il meteo è parte del viaggio: se piove, si prende l'acqua, basta coprire bene i bagagli e via! Che problema c'è?"

  
10/08/2016 - scrivo da Grein

"Danubio è grande ora, adulto, dopo l'incontro con l'Inn. Quel punto di congiunzione sembra l'immagine di un rapporto umano tra due individui, non importa se amici o amanti. I due fiumi prima corrono paralleli, strisciandosi appena, ognuno col suo colore. Poi iniziano a compenetrarsi piano, a scambiarsi confidenze. Poi si spintonano, litigano, tornano ognuno nella sua sponda e infine cedono. Destino, stanchezza, abitudine, diventano un'unica lingua d'acqua inseparabile."


11/08/2016 - scrivo da Krems

"Alex è il ragazzo inglese incontrato nell'ostello di Passau, con cui ho condiviso anche una stanza a Linz. Non aveva mai pedalato, ha scelto di licenziarsi e partire da Londra per arrivare ad Atene in bici. Miguel, portoghese, l'ho conosciuto per strada. Scuro e barbuto, sulla sessantina, è un vero "hippie d'annata". Ha un filo d'erba perennemente in bocca, in testa un cappello di feltro e una mountain bike a dir poco ardimentosa: sacchi di yuta al posto delle borse tecniche, un telo con un buco al posto del k-way. 
Ci siamo riincontrati alla periferia di Linz. Eccoci, tutti e tre appaiati, a pedalare lungo il Danubio: tre uomini adulti in bicicletta a ridere e chiacchierare balbettando, cercando di farci intendere a vicenda. 
Io, che ricerco la libertà tra le strette fessure del vivere quotidiano.
Alex, che ha pianificato almeno due anni di pausa dalla "normalità".
E Miguel, che da una vita intera rifiuta la società e il sistema. 
Mi sento felice, perchè nonostante sia il più "borghese" dei tre, so che questo mio vivere è l'autentica ricerca, dolorosa, puntigliosa, quotidiana, di un equilibrio. Società, ma libertà. Sistema, ma freschezza di pensiero. Poco tempo libero, ma costante e sempre più spesso speso bene. Cosa farà Alex dopo il suo viaggio? Miguel troverà in Romania la comune agricola che sogna? Io, anche se a singhiozzi, di sicuro proseguirò il mio viaggio".  


11/08/2016 - scrivo da Krems

"Mauthausen. Non ci sono davvero parole per descvrivere un campo di sterminio. Ho sentito la mano forte e rugosa di mio nonno che teneva la mia. Ho sentito un freddo bestiale nelle ossa, ghiaccio nelle vene, gola secca. Un senso di spaesamento totale, in una placida collina verde d'Austria".

Nota: ho descritto la visita a Mauthausen in modo più approfondito su un altro post.




11/08/2016 - scrivo da Krems

"Ci siamo conosciuti poche ore prima a Mauthausen, ma non l'ho riconosciuta quando mi ha salutato in un tipico ristorantino del piccolo paesino di Grein, delizioso perchè costellato da negozi d'antiquariato e fattorie. Mi ha chiesto di sedersi al mio tavolo, avevamo voglia entrambi di chiacchierare. Entrambi presi, probabilmente, da una sottile malinconia.
Luisa si è separata da poco, ha i figli grandi che ormai volano con le loro ali e stasera i suoi compagni di viaggio sono stati "distribuiti" da una logica organizzativa scrupolosa ma un tantino assurda in un altro albergo, così è rimasta sola. E' stato affascinante parlare con lei, una mamma che ha ancora sete di viaggio, che non ama i gruppi organizzati, una donna che, dentro, ha ancora voglia d'avventura. Un dialogo tra generazioni, differenti certo, ma così simili nel profondo.
E' stata una bella serata, una buona chiacchierata".



11/08/2016 - scrivo da Krems

"Forse il prezzo non vale il biglietto, ma il piccolo museo della bicicletta a Ybbs mi ha fatto sentire ancor più legato a questo spettacolare mezzo di trasporto (e compagno di viaggio). 
Equilibrio, strada, movimento costante.
Discesa libera, riposo, vento.
Lentezza e velocità allo stesso tempo.
Qualcuno ha  sognato di muoversi meglio col proprio motore interno, qualcuno ha inventato la bicicletta!"





11/08/2016 - scrivo da Krems

"Bella, bellissima la pedalata da Melk a Krems (finalmente col sole)! Su e giu per frutteti e vigneti, per arroccati paesini di viticoltori, che ringraziano ogni giorno il Danubio per il clima ottimale che crea. Campanili, case di legno dai tetti spioventi, finestre dal bordo verde scuro, insegne di ferro battutto, tremolio delle ruote sui sampietrini.
Un ordine antico, un'accoglienza antica.
Odore di prosciutto affumicato e di mosto.
La strada, una linea grigia nel mezzo di un verde rigoglioso e rassicurante."



11/08/2016 - scrivo da Krems

"A krems l'ostello è pieno. Così dopo qualche zig-zag mi fermo incuriosito da un'insegna che (mi pare) dice: Albergo Vecchie Poste. Insegna antica, un cavallo, una carrozza. Mi accompagna in camera un'elegantissima signora vestita in pizzo nero. Lunghi capelli scuri, mani affusolate, occhi neri, anch'essi, e profondi, guardinghi. Il posto è incredibilmente denso, di oggetti soprattutto. Bambole, animali di ceramica, quadri, ghirlande. Le camere, "romantiche" come dice un cartello, sono qualcosa che si avvicina più a un bordello di fine ottocento che ai vecchi uffici degli impiegati postali... forse sopra alle poste di Krems, un tempo, c'era un lussuoso casino? No so, quello che sento è che l'atmosfera è speciale. Godo di una musica incessante sparata ad alto volume dal cortile interno: un'orchestra sinfonica riempie i muri già stracarichi di una melodia antica, accogliente, rigenerante. Un bel posto dove passare una notte da poeti, nella Wachau".



11/08/2016 - scrivo da Krems

Una foto scattata oggi a Krems mi impressiona.
In una libreria del centro il Mein Kampf di Adolf Hitler è in offerta, a nove euro e novantanove.
Appoggiato li, tra le cartoline della bella Wachau e libri che immortalano fotograficamente le bellezze del Danubio, il libro che ha dato il via a ferite terribili della storia recente."


12/08/2016 - scrivo da Vienna

Dopo una mezzoretta dalla partenza solitaria da Krems incontro (prima li supero, poi mi raggiungono) Ornella ed Enzo, una coppia di Milano. Lui inizia la conversazione, incuriosito dalla mia maglia (molto sborona in effetti...) con l'evidente scritta "Zoncolan 22%" (una delle salite ciclistiche più dure d'Italia). Sono simpatici, tranquilli, parliamo di tutto e di più per ben 40 chilometri, e arriviamo così, insieme, a Tulln an der Donau.
Un altro incontro simile l'ho avuto con una coppia di vicentini. Rispetto ad altri ciclisti dai saluti veloci e freddi, anche loro, come Ornella ed Enzo, hanno richiesto, senza chiederlo, un po' di compagnia, di parole, un rapporto umano tra simili.
Questi incontri non si pianificano, ma scattano da un incrocio di occhi, di mani, di sorrisi.
E' un'arte da imparare per strada".

Nota: la foto sopra mi è stata gentilmente inviata via mail da Ornella ed Enzo alcune settimane dopo il nostro incontro.





12/08/2016 - scrivo da Vienna

Dopo Tulln c'è un pezzo di strada molto bello, caratterizzato da piccole curiose casette che sembrano palafitte e baite al tempo stesso, ognuna diversa dall'altra... sono probabilmente seconde case di viennesi amanti del Fiume, o di pescatori. Ogni piccola baita-palafitta ha la sua particolarità, come se ciascuno facesse a gara a chi costruisce la casetta più bizzarra, tipica, stravagante.
Mentre pedalo immagino serate tra amici, birra e canzoni, pomeriggi passati lungo il placido Danubio a sognare di essere al mare, orgogliosi del proprio oceano-serpentone.
Immagino fughe dai palazzi di città verso questi porti di serena tranquillità. 
Poi un presagio si insinua nei miei pensieri.
Ecco all'orizzonte, dopo poco, i grigi profili di periferia.
Vienna è vicina, ma alla gioia dell'arrivo si sostituisce l'ansia di traffico e cemento. 
Perdo il Danubio seguendo il suo braccio che entra in città, l'asfalto mi assale, il cemento mi morde. E già rimpiango i rondoni, che per tanti chilometri mi hanno sfiorato tagliandomi la strada, volandomi accanto, regalandomi così il senso autentico di pacifica libertà del Grande Fiume".




13/08/2016 - scrivo da Bratislava

"Difficile, triste, addirittura a tratti terribile l'incontro con la città! La periferia soffocante, le macchine e l'incongita del posto in cui dormire (risolta in una pensione sporca e squallida) hanno contribuito a spargere sale sulla ferita. Mi sono sentito davvero turbato e forse non ho vissuto Vienna come meriterebbe.
Per fortuna, una volta sistemato (si fa per dire) nella pensione, ho incontrato quasi immediatamente il Vienna Film Festival, dedicato alle pellicole musicali. Poi il centro, che mischia splendore imperiale ad angoli intimi, mi ha calmato, ridonandomi la serenità svanita."



"Decido così di vivere Vienna, per una notte, da vero viennese, partecipando alla proiezione del film in programma al Festival. 
Mozart, Rossini, la musica è potente, la regia ottima (mi sembra quasi di percepire il carattere di ogni singolo musicista e ci fantastico su).
Dietro di me tre americani ubriachi ridono e urlano durante lo spettacolo, alla mia sinistra una anziana signora viennese vestita di tutto punto si alza, li raggiunge e gli fa un deciso cazziatone.
L'atmosfera è speciale, la birra è buona e non batte in testa.
Torno nel tugurio, che odora di fumo e di piscio, in fondo soddisfato". 



13/08/2016 - scrivo da Bratislava

"La sveglia suona alle 6.30. Via! Via il prima possibile da questo tugurio maleodorante di nome Hotel Pensione Adria! Alle 7.15 sfreccio già tra le strade semideserte di Vienna (che bello questo silenzio!).
Lungo l'isola che, all'altezza di Vienna, taglia in due il Danubio, mi supera un gruppo di ciclisti americani, tutti uguali, sorridenti, come bambini arzilli e vocianti quando suona la campanella della ricreazione. Li perdo di vista presto, ma dopo 15 km li ritrovo in uno di quei meravigliosi baretti che costellano la ciclabile. L'organizzazione della loro "gita avventura - formula bici + barca" ha preparato una pausa caffè, ma loro, americanissimi, si tuffano urlando ad ordinare birre su birre. Sono le 9 del mattino! Io riempio le borracce, mangio un po' di frutta secca e me li lascio alle spalle. Simpatici gli americani! Ma vanno presi a piccole dosi..."



 13/08/2016 - scrivo da Bratislava

"Dopo Vienna la ciclabile è una linea retta tra i boschi danubiani che sembra non finire mai. Qui mi sono reso conto di una cosa interessante. I pensieri più "alti" dell'autentico viaggiatore, quelli che scrivo qui, non sono i pensieri principali del viaggiare. Il viaggiatore, specie se solitario, pensa prima di tutto alla soppravvivenza, è un istinto naturale. Quando e cosa mangiare, dove dormire, come mettere al sicuro il proprio mezzo di trasporto e il proprio bagaglio, che strada percorrere, come non perdersi. In questo mondo iperconnesso un sano ritorno ai bisogni primari dell'uomo".


15/08/2016 - scrivo dal treno Linz-Passau

"Il cartello di un museo installato in un vecchio bunker, su quella che fu la cortina di ferro, mi dice che sono oltre il territorio austriaco, Bratislava è vicina. Un ponte mostruoso si incunea nella città vecchia, come una spada infilata in un corpo molle. Lo volle il regime socialista per modernizzare la città e distrusse così parte del centro storico. Supero il Danubio, entro in città e mi gusto un'ottima limonata con menta. 
Bratislava, oltre il ponte, è accogliente, più piccola e calda di Vienna. 
Le vie sono piene di gente, spunta il sole, tra le buffe statue del centro".





15/08/2016 - scrivo dal treno Linz-Passau

"A Bratislava mangio e bevo prelibatezze (non certo leggere) mentre penso alla beffa che Danubio mi ha riservato: cinque giorni di nuvole e pioggia e poi, appena appoggiata la bici, il sole... Forse c'è un nesso, un perchè, inizio a rimuginare alla terza birra. 
Così decido di andarlo a salutare, il Danubio.
Sotto al grigio ponte socialista l'acqua notturna mischia il marrone di terra al blu del cielo e al giallo delle luci di questa piccola capitale, ne esce un grigio elegante. 
Il Fiume scorre e scorrendo parla, roteando, gorgheggiando, saltellando, ma sempre in un'unica direzione. Mi dice che l'acqua è l'elemento chiave del mistero. 
Ciclica, parola che non a caso ha dato il nome alla bicicletta, ciclica come la vita stessa.
Cerca nel mistero dell'acqua! mi sussurra Danubio, il senso del tuo viaggiare!"



15/08/2016 - scrivo su Instagram

"Vienna e poi... Bratislava! Superati i 400 km e arrivato alla meta! 
Di cosa ho avuto più fame? Di cultura. 
Di cosa ho avuto più sete? Di incontri. 
La cosa più rassicurante? La linea continua e placida del saggio Danubio. 
La cosa più difficile? Visitare Mauthausen. 
Di cosa vado più fiero? Di aver sventolato per tre Stati la bandiera europea attaccata dietro la bici."

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