Boris, un ritratto di strada


Camminando per






Rijeka (Fiume) da vecchi amici che realmente frequentano, per lavoro, il mare. 
Boris, nato in Italia, perchè Fiume era città italiana quando è venuto al mondo, è stato un giovane e brillante calciatore degli anni '40. Poi, a fine carriera, ha lasciato la Jugoslavia per trasferirsi in Canada, dove ha vissuto per 40 anni. Da alcuni mesi è ritornato in cerca delle sue radici e l'ho trovato lì, a Zagabria, perchè desiderava osservare da vicino questa sua "nuova capitale". 
E' un personaggio bizzarro che parla 3 lingue, tra cui l'italiano, alla perfezione, che sa cantare (ha deliziato l'intera via e i suoi passanti con "Romagna mia" e "Marina" quando ha saputo la mia nazionalità) e suonare la fisarmonica. Ha le tasche stracolme di biglietti da visita ("Tutti di donne!" dice ridendo) e una gran voglia di scherzare. Dev'essere un uomo di festa, amicizia e gran compagnia, riesco a immaginarmelo mentre canta e suona dopo innumerevoli bottiglie, lasciando alle note la malinconia e la poesia del tempo andato. Un po' matto di certo, ma non un "folle del villaggio" da compatire o qualcosa del genere. Un uomo che nella vita, mi pare di capire, si è divertito e vuole ancora divertirsi, assaporando ogni occasione, come quella dell'incontro casuale con un italiano che vuole fargli una foto.

Parlo con lui per una buona mezzora e quasi mi scordo del ritratto. E' lui a ricordarmelo e a mettersi nella posa che si rivela esattamente opposta a quella nata nella mia immaginazione, con tanto di grassa risata e segno di vittoria con indice e medio della mano destra. Tutto tranne il mio stereotipo di leggendario "Vecchio e il mare" di Hemingweyana memoria.

All'inizio non amavo questo ritratto, "troppo da amicone" mi dicevo. Ma ora, ripensando a quell'incontro e a Boris, credo che sia il solo, l'unico che avrei potuto fargli. 
Ho infatti scattato questa sola foto.

Sogno di riincontrarlo a Rijeka, in un bar del porto, mentre canta e suona ululando alla vita e riceve gli applausi con il segno di vittoria in una mano e una birra nell'altra.
Non mi farei riconoscere, per farmi rispiegare d'accapo il suo mondo, brindare con lui e poterlo fotografare ancora.  

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