I due Mario


Amo ritagliarmi un po' di tempo per vagare senza meta, e non importa dove, perchè tanto qualcosa accade sempre.
Mi ritrovo così di fronte a una vecchia bottega, con una bella e polverosa vetrina.
E' il laboratorio di un artigiano del legno, di un intagliatore, così almeno recita un cartello scritto a mano, con una vecchia calligrafia.
Mi affaccio e vedo un uomo anziano, tutto indaffarato, che però al posto di maneggiar tavole e scavar via trucioli... setaccia finferli.
Così mi si apre il cuore e attacco bottone.

"Mi scusi, posso entrare?"
"Prego, prego! entra pure, io sono Mario, Mario Sestini, piacere"

Scruto con una certa dose d'invidia i 5 cestini carichi di funghi mentre ricambio la presentazione.

"Ma lei è intagliatore o fungaiolo?"

"Ero intagliatore, ma guarda qui", mi mostra il braccio destro che a fatica si muove, come semi paralizzato, e la mano sinistra a cui mancano due dita. "A furia di picchiare sul legno il braccio è andato, alle dita è successo un incidente di lavoro... allora mi dedico ad altro, funghi, pesca..."

"E dove ha raccolto tutto questo ben di Dio?"

"Sono andato fino a Livorno in Panda, mica per l'autostrada, su e giu per le colline. Oramai vado a botta sicura, so dove fanno, parcheggio e zac! Partenza all'alba, ritorno a sera tarda. Questa volta ho anche rotto il cambio. Il meccanico non voleva aggiustarmi la macchina, ma poi ho aperto il baule, ha visto i funghi e si è dato un gran da fare in cambio di cinquanta euro e una bella borsa!"

"Certo che è una fatica, così tanti chilometri e poi dover pulire tutto, un lavorone..."

"Sì, e quasi nessun ritorno economico, ma altrimenti che faccio? Così mi diverto, mi sento vivo, vedo i posti, ho a che fare ancora con la gente".

Inutile dire che ho comprato a Mario un bel sacchetto di finferli (risotto fantastico) e che gli ho chiesto di potergli scattare qualche foto.

"Mi hanno fotografato in tanti sa? Ma mi son messo in casa soltanto le migliori. Le stampa e me le porta vero?"

Certo che sì Mario, è una promessa...e chissà se finirò in casa!

A casa mia sono invece ritornato contento, come non accadeva da un bel pezzo. Perchè la fotografia, ancora una volta, mi ha avvicinato a luoghi, a persone, che prima ignoravo.
 

Poi, a tre giorni da questo incontro, succede una cosa a Mario. A un altro Mario.
Muore a 87 anni Mario Dondero, grande reporter italiano, un fotografo dell'umanità, dalla grande umanità.
Dondero ha sempre utilizzato la fotografia come scusa, per fare incontri, per conoscere la gente, per entrare nelle situazioni che amava, che lo incuriosivano o lo indignavano.
"Non è che le persone mi interessino per fotografarle" diceva Dondero, "mi interessano perché esistono". Questo è il filo che ha sempre legato assieme i suoi ritratti, le sue storie, che siano di persone comuni o di grandi attori, di eventi di portata mondiale o di ricerche a pochi chilometri da casa.
Ho ripensato immediatamente al mio piccolo e recente incontro con l'altro Mario, intagliatore e fungaiolo. Alle mie foto da nulla, che non contano nulla in quanto tali, ma tanto, tantissimo, in quanto veicolo di relazione umana.
La sua lezione, così legata a quella di Bob Capa, reporter che tanto ammirava ("ama la gente e faglielo sapere") è qualcosa di prezioso, da conservare insieme al ruo ricordo, alle sue immagini e alle sue parole.
Ciao, Mario.




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