Firenze, Villa Bardini


Ci sono momenti, luoghi, o luoghi in determinati momenti, che mi rapiscono.
Non capita così spesso, ma quando capita avere la macchina fotografica è un ottimo modo per tentare di stringere a sè, e perpetuare, non solo una sensazione, ma anche un risultato materiale, un'elaborazione di quell'emozione (per questo cerco sempre di portarla ovunque).
E' capitato così di scoprire per caso Villa Bardini a Firenze, la collina in cui sorge, il suo giardino e di rimanerne piacevolmente rapito. E' un angolo di città che sembra scollato dal centro storico, che tuttavia è li, a pochi passi.


Si sale per una ripida strata di curve, si costeggiano alti e antichi muri e poi si arriva in questo angolo di quiete a picco sul centro di Firenze, che assomiglia a un paese, che allontana mente e cuore dal traffico e dal cemento.
Questa stagione da domeniche sonnacchiose, ancora non stracolme di turisti, e questo cielo plumbeo, minaccioso di pioggia, hanno amplificato ancora di più il senso del luogo: una nuvola nobile, da cui inspirare a pieni polmoni tutta la bellezza e il mistero che aleggia su questa città.


Credo che non ci fu solo un ostentamento di ricchezza nell'idea di realizzare luoghi come questo, ma che sia stato e sia tuttora il germe del bello a condurre alcuni uomini "infettati" da esso a ideare, sperimentare, costruire e rischiare per qualcosa del genere. E credo che il fatto di dare oggi questo patrimonio nella disponibilità di tutti e di renderlo luogo per l'arte e la cultura sia non solo una vera fortuna, ma anche una forma di giustizia.


Come spesso capita nei luoghi che mi rapiscono, esco dal luogo stesso e inizio a vagare oltre la fisica dell'architettura, degli alberi e del paesaggio, in una dimensione altra.
E dato che la Villa l'ho scoperta per guardare una mostra intitolata "Italia Metafisica" (di George Tatge)... beh, mi sono detto, non poteva che andare così!


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