Pochi minuti, in Piazza Navona


Roma, Piazza Navona.
Mi sono ritrovato solo, per quindici, forse venti minuti, ad attendere gli amici.
Quanto basta per assaggiare la vita di questo luogo centrale, famoso, antico, racchiuso, intimo e internazionale... e a me viene da fotografare.


Pochi minuti, davvero pochi, ma quanto basta per sentirsi parte di un flusso millenario, in questo ovale che fu stadio, da qualche secolo rotante attorno ai Fiumi del Bernini e all'obelisco di Domiziano.


Pochi minuti e una macchina a pellicola, che in questo caso aiuta, non limita, perchè i suoi, di limiti, possono accendere qualcuna delle tue, di virtù. La capacità non solo di osservare, ma di selezionare in principio, di scegliere, di prendersi il lusso di qualche rinuncia. Istinti un po' assopiti in era digitale, dove si è spinti, inevitabilmente, a prendere tutto, a prendere troppo.


Ne scatto così solo nove di foto (che poi non sono così poche, due al minuto) che mi bastano per descrivere quello che voglio conservare: la piazza e i suoi ospiti, i miei compagni di viaggio di questa manciata di tempo.


Allora mi siedo di fianco all'anziano di Roma, che respira, nell'ora d'aria del suo ozio casalingo, e respiro con lui.
Sorrido al portamento, massiccio come una statua ma non altrettanto slanciato, dell'austera turista tedesca, rigida, braccia tese, nel suo gesto fotografico definitivo.
Poi c'è un abbraccio di quelli che stringono davvero (vi giuro, lo sentivo) e allora giù a immaginarmi storie su storie, epiche giravolte amorose.
Ancora mi imbatto in un uomo e nella sua Leica, la porta all'occhio e muove il telemetro, poi arretra, anche lui deve risparmiare pellicola, infine si concentra (credo) su una scena invasa da palloncini a forma di cuore.
Mi avvicino poi al sacerdote, tutto nero, che ammira, leggendo un libro, il capolavoro scultoreo, così bianco, così diverso.


C'è poi un altro romano dè roma, o almeno credo, che fuma assopito e assonnato: le statue suonano i loro corni per richiamarlo, per dirgli "sveglia!".
Ancora foto nella foto, ma questa volta con "selfie bacchetta", per una coppia di giovani giapponesi (lei quanto è fiera dell'acquisto! lui un po' meno...), che si ritraggono per l'ennesima volta.
Poi due amiche, circondate da campagne toscane, fiumi alpini e golfi campani, scrutano la mappa: "siamo qui, Piazza Navona, questo è poco, ma sicuro".



Infine, mi attira un'anziana giapponese. Ha un enorme cerotto sulla fronte e volta le spalle alla Fontana. Mi vien da ridere perchè penso al gesto del Gigante-Danubio del Bernini, li dietro: piede alzato mano aperta... "mi scusi signora, non ho mica fatto apposta".
L'arte, si sà, a volte è proprio un colpo in testa.


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