Oggetti, memoria, racconto e forma: un dialogo a due


Aprire la tank di sviluppo, dopo il lungo procedimento di ricambi di liquidi, mescolamenti e lavaggi, è sempre un'emozione particolare.
Nella celluloide ancora bagnata, nel suo momento più delicato, cerchi intanto la sicurezza di "aver portato a casa qualcosa". Poi, quasi non fossi tu l'autore del lavoro, inizi a provare a decifrare le immagini in negativo che si stagliano nella luce, a commentarle piegandoti in gesti improbabili per cercare sfumature, piani di messa a fuoco e dettagli nelle ombre.

Inizia così un dialogo a due. Tra l'attento e critico tecnico di camera oscura e il fotografo-sognatore che ha lavorato in campo aperto.


Critico-tecnico: "e che roba hai fatto stavolta? mi pare tutto corretto dal punto di vista tecnico ma... non doveva essere il proseguo di quel lavoro che abbiamo sviluppato mesi fa?"

Fotografo-sognatore: "mi piace, mi piace! c'è qualcosa di nuovo qui dentro... qualcosa di diverso che si sta facendo strada!"



Critico-tecnico: "amico mio, certo, sono d'accordo ma... non puoi ogni volta cambiare. Il lavoro poi non rimane coerente. Prima il bianco nero, poi i colori (e con emulsioni molto diverse tra loro!) ma almeno le vedute erano sempre abbastanza grandangolari. E ora? si torna al bianco e nero ma tutto cambia, si schiacciano i piani, la visione si avvicina..."

Fotografo-sognatore: "e certo, ho usato un 135 mm stavolta. Guarda, guarda come lavora bene quella lente!"


Critico-tecnico: "perchè? mi chiedo il perchè! hai sempre usato 35 o 50, ora ti lanci al 135! Così non si vede più la Fiera Antiquaria di Arezzo, ma solo oggetti, che potrebbero essere ovunque"

Fotografo-sognatore: "bravo! hai colto il punto. Qualcosa è cambiato. Non volgio più raccontare la Fiera di Arezzo. Mi interessano le cose, gli oggetti"

Critico-tecnico: "devi spiegarti meglio... mettiamo il rullo ad asciugare e parliamone, per favore"


Fotografo-sognatore: "l'utilizzo del 135mm è stato un gioco, una prova, una sperimentazione diciamo, ma non solo. Mi sono imposto l'obbligo, attraverso questa lente fissa, di cambiare il modo di vedere. Stretto tra i banchi della Fiera, quella lente mi proiettava dentro le cose, mi avvicinava a loro. Mi ha permesso di scoprire qualcosa in più"

Critico-tecnico: "quindi hai stravolto l'idea originaria, che per me funzionava bene per diamine! ma almeno hai capito qualcosa?"

Fotografo-sognatore: "innanzitutto ho sentito, più che capito. Ho sentito che le cose, gli oggetti, hanno memoria. Ogni cosa ha una storia, fatta dell'intreccio dei tanti esseri umani che l'hanno ideata, progettata, costruita, venduta, usata, riusata, rivenduta. Ognuno di questi esseri umani, mi è parso di sentire, ha impresso nella cosa un pezzetto del suo vissuto. Oggi questi oggetti in stand-by, fermi, ma pronti ad essere riutilizzati, ci mostrano un pezzo della nostra umanità, raccontano di noi.


Critico-tecnico: "ma tu non prendi oggetti singoli, non puoi farcela in un contesto così caotico. Prendi più oggetti insieme e qui gioca un ruolo importante l'inquadratura, la composizione..."

Fotografo-sognatore: "già. infatti c'è un altro aspetto che mi ha illuminato da questa nuova visione, spinta in avanti. La fotografia infondo è un ritaglio della realtà e il compito del fotografo è proprio quello di isolare un pezzetto di questa realtà. Qui entra in gioco la sua sensibilità: l'inquadratura è tutto. Gli oggetti hanno memoria dicevo, ma sono anche in grado di raccontare storie, anzi, favole. Isolando alcuni oggetti da una determinata angolazione e tagliando tutto ciò che non serve, provo a dare a chi osserva queste foto degli spunti, le prime dieci righe di una favola. Ognuno poi può riempire quell'immenso foglio bianco, viaggiare con la fantasia rimanendo però nei binari della memoria collettiva: 'inventatevi una storia, ma utilizzate costumi e sfondi della nostra umanità, del nostro passato recente'. Questi oggetti che rimangono nel tempo sono vivi, sono ancora vivi, sono attori di una commedia ancora da scrivere".


Critico-tecnico: "memoria e racconto quindi. Però non puoi negare che in queste foto conta anche la forma"

Fotografo-sognatore: "prima cerco l'oggetto, per la sua specificità, poi lavoro fino a che siano le forme a soddisfarmi. In generale cammino tra questa confusione osservando attentamente, poi c'è qualcosa che succede, in un attimo. Un traguardo fugace di sguardi, tra me, gli oggetti e la luce del momento. Metto il mirino davanti all'occhio destro e, grazie al teleobiettivo, inizio a vedere diversamente. Da quel momento cerco l'inquadratura: all'interno di essa le forme devono dialogare. Quelle prime dieci righe della favola non devono essere sgrammaticate o incomprensibili, altrimenti nessuno potrà andare avanti"


Critico-tecnico: "inizio a capire un po' meglio, ma non troppo. Quindi questo è l'inizio di un nuovo percorso, che dà importanza molto più agli oggetti che al contesto. Ma, sbaglio, o c'è anche un messaggio sul valore, quasi eterno direi, di queste cose che fotografi?"

Fotografo-sognatore: "c'è e come! Viviamo in un periodo storico dove tutti ci riempiamo, giorno dopo giorno, di quelle che vengono definite 'cineserie'. Oggetti di poco valore, che dureranno per pochissimo tempo. Cambiamo il telefono ogni due anni, il computer ogni tre, i vestiti in contunuazione, gli elettrodomestici anche. Il consumismo si è trasformato da modello economico a morbosità dell'intera società, che si riflette anche nei comportamenti tra le persone.
Si è perso il valore dell'oggetto che dura non una vita, ma due, tre dieci vite. L'oggetto definitivo, così come le scelte di vita definitive. Questi oggetti creati nel passato ma ancora pienamente solidi conservano un'anima, mostrano segni dell'umanità, il gusto, la storia, la cultura. Questi oggetti eravamo noi, siamo ancora noi"


Critico-tecnico: "questo mi conforta perchè quindi... anche il supporto..."

Fotografo-sognatore: "bravo! finalmente! il supporto conta e come in questo discorso! Perchè fotografare a pellicola nel 2014? Potrei dilungarmi sull'aspetto psicologico dell'avere solo poche immagini a disposizione e su quello visivo, dato che amo il risultato molto di più che quello digitale, ma c'è in questo lavoro un aspetto fondamentale, a questo proposito. Il negativo, la pellicola sviluppata, è anch'essa una 'cosa', tangibile, reale, un oggetto con lo stesso valore degli altri. Fotografando oggetti... creo oggetti"


Critico-tecnico: "bene, mi sento utile! Parte dell'anima dell'oggetto-fotografia-oggetto-storia. Quando si stampano? non vedo l'ora di entrare in camera oscura"

Fotografo-sognatore: "quindi ho vinto io..."

Critico-tecnico: "ma piantala, saputello... e vedi di trovare un nuovo luogo pieno di oggetti da esplorare"

Fotografo-sognatore: "ho già il luogo, e ho già anche la pellicola... a colori questa volta!"

Critico-tecnico: "Porca miseria. Ci risiamo"


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