Giostra Tirana



Tirana è una grande giostra.

Un carosello in continuo movimento, il cui perno è la grande piazza dedicata a Skanderbeg, l’eroe nazionale albanese, che resistette 25 anni ai turchi.

Tutto gira ad un ritmo frenetico e costante.


Non si ferma la Giostra-Tirana, non ha giri a tempo, devi essere tu a prendere coraggio e saltarci sopra.


Ruotano Mercedes provenienti da mezza Europa, girano abitanti vecchi e nuovi.
Ruota la storia, ruota il tempo.

Puoi salire sul grande cavallo di Skanderbeg e iniziare il tuo giro. Non devi neppure pagare il biglietto: “è gratis! Salite!”, urla il giostraio, stupito dalle lingue, talvolta straniere, dei clienti.



Perché l’Albania, prima chiusa a chiave da un comunismo grigio, blindato, opaco, poi terra di esodo di massa, è oggi una ragazzina al primo appuntamento: libera, solare, emozionata. Un po’ goffa, ma splendente, troppo truccata, ma ugualmente affascinante.


Ha scarpe lucide, laccate, tacchi a spillo e vestito di leopardo. Ma una sciarpa contadina, fatta in casa dalla nonna, su in collina. Ha capelli gonfi, senza nulla fuori posto, profumati di lacca. E mani ruvide, callose, che svelano di aver lavorato la terra.



Da questa giostra inarrestabile si vedono scorrere, lasciando scie colorate, situazioni, oggetti, scorci, tanto secondari quanto spiccatamente descrittivi.
C’è un senso generale di vertigine sulla giostra ma poi, là fuori, vedi tanta gente in pacifica attesa.
Cosa aspettano tutti, dove guardano e con quale sentimento?




Sfila il mercato degli zingari, chiassoso ma pacifico, sorrisi a denti rotti e verdure in mostra per terra.

Scorre un antico quartiere riservato ai funzionari di partito, palazzi signorili, oggi giungla di una vita notturna sfrenata, da fare invidia a Milano e New York assieme;

Scivola via, poi, un grande parco in pieno centro, dove un bunker di epoca comunista è a ricordare il terrore e bar alla moda, arte e musica, a promettere il futuro.

Si insinua nello sguardo un’assurda piramide, sembra piovuta dallo spazio: un’aquila bicefala di cemento armato socialista, ex mausoleo del Presidente.


Poi scorrono moderni grattacieli della finanza arrembante e grigi palazzi del popolo, inondati d’arte per dargli nuova vita, speranza, colore, ossigeno.
Ondeggiano alla vista anche tanti musei, edifici di diverse religioni, cinema all’aperto e Università, ristoranti e bar in vicoli da gatti randagi, vetrine illuminate di merce all’ultima moda.


Ci sono, però, angoli silenziosi e talmente umanamente intimi che sembrano oasi nel caos.

Ecco, quando quei luoghi passano davanti al tuo sguardo, guardi Tirana e capisci, sembra che la giostra si fermi, tutto acquista un senso.
Alberi, panchine, quadri, suoni antichi, biciclette, bar e alimentari da paese di provincia.
Storia, cultura, fiume di popoli e religioni, forza, terra, mare, radici.




Perché ai bambini piacciono le giostre?

Perché ti danno il vento nei capelli, puoi salire su animali fantastici, sei inondato da musica e luci, urla e follia…


...ma anche perchè le giostre ti fanno vedere sempre, ad ogni giro, qualcuno che ti aspetta là fuori.
I genitori, i nonni, la sorella maggiore, la storia, la cultura o Skanderbeg stesso.

Sai che quando, prima o poi, scenderai, c'è qualcuno che ti porterà a casa e ti rimboccherà le coperte.

Scendo in corsa dalla giostra, quasi cado, poi la osservo.
C'è un equilibrio nella follia, una forza silenziosa.

Buonanotte, Tirana.


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