Ritratti in Albania

Pastore, Gjirokastra
Viaggiare è scoprire, conoscere, immagazzinare storie e atmosfere di paesaggi, città, strade... ma anche e sopratutto di persone: quei puntini che vedi scorrere dal finestrino, intenti nella loro quotidianità, che sono infondo i pezzi del puzzle che compone l'anima di un Paese, di un'area geografica.

Oste, Xsamil

Barbiere, Gjirokastra
Durante il viaggio in Albania, questa terra così ricca e bella, ma al tempo stesso spesso quasi snobbata da turisti e viaggiatori occidentali (italiani in particolare), abbiamo avuto modo di conoscere, parlare per molto tempo, scambiare autentico calore umano con tantissime persone.

Anziani al bar, Himara
Sarà perchè l'italiano lo masticano un po' tutti, o forse perchè ancora c'è curiosità e sorpresa per il turista che viene da fuori; sarà per il passato remoto fatto di convivenza tra diverse culture e religioni o perchè anni di più recente e oscuro comunismo, che chiuse ogni spiraglio verso il mondo, hanno fatto degli albanesi un popolo curioso, accogliente, pieno di voglia di conoscere e condividere... fatto sta che la nostra valigia, al ritorno, era piena di volti, di parole, di pause e silenzi riflessivi, di piccole grandi storie di vita...

Scalpellino, gjirokastra


E così il viaggio ha assunto una ritmica diversa, alternata, un tempo musicale fatto dell'allegretto dei chilometri percorsi, intervallato con l'adagio delle parole e dei caffè con la gente del posto.

Sarte, Gjirokastra
E' così raro, nella frenesia del mondo d'oggi, prendersi il tempo per scoprire le persone che un luogo lo vivono, annusare il loro quartiere, spiare il loro negozio, accarezzare un pezzo della loro intimità per scoprire l'anima di un territorio attraverso le storie dei veri protagonisti...

Produttore di vini, Berat
In Albania, così come in Kosovo, questo è stato possibile... e ora, ritornati a casa e disfatte le valige, sembra di aver passato molti giorni in più laggiù. Spesso le tappe di un viaggio si associano ai luoghi: noi, quest'anno, le associamo anche ai visi e alle storie della gente. Così non abbiamo più otto tappe nel nostro diario ma venti, trenta: un viaggio più lungo, più intenso, nello stesso lasso di tempo.

Sarto e "osservatore" di strada, Shkodra
Il bello è stato che il contatto spesso è nato da loro: sono state infatti le persone per strada, sedute nei bar, incuriosite dalla nostra lingua, a chiamarci, a chiedere di noi, ad accompagnarci fisicamente in un luogo che cercavamo, ad improvvisarsi guide turistiche, in pochi casi da ricompensare con qualche spicciolo, nella maggir parte solo per lo spirito di essere "ambasciatori" del proprio Paese.

Venditore ambulante e guida improvvisata, Berat

Guida improvvisata, Berat

Questo aspetto ci ha davvero colpito: non solo la volontà di raccontare con entusiasmo un luogo, ma anche la profonda competenza storica, architettonica. Essere fieri e consci di ciò che si "possiede", nonostante tutto, la povertà, la politica e il passato, è stata una bella lezione.

Cartografo, Gjirokastra
Abbiamo poi apprezzato la proverbiale calma, lentezza e profondità nel racconto della propria vita, quasi fossimo amici da tempo, ritrovati per caso in strada. Abbiamo trovato persone semplici ma al tempo stesso ricche, consapevoli che il valore di una parola condivisa con uno straniero è come un bicchiere d'acqua offerta sotto al sole cocente. E il discorso non cambia se sei turista o migrante, il calore umano è sempre essenziale, come l'acqua.

Venditore ambulante, Tirana

Insomma, è stato così relativamente facile chiedere alle persone di posare per un ritratto, far capire loro che in questo viaggio era fondamentale portare a casa più i volti dei monumenti, più le storie comuni che quella ufficiale, più l'atmosfera della strada che quella del turismo di massa, che presto arriverà anche qui.

Fabbro, Gjirokastra

E allora ho portato a casa anche una motivazione in più sul "fare fotografia", in questo momento storico di bombardamento continuo e costante di immagini, che un po' frenano il mio entusiamo negli ultimi tempi.
Dare importanza al ritratto, agli occhi, all'espressione, alla potenza comunicativa del viso della gente, e possibile nella luce naturale del momento prescelto, per trovare così immagini sempre diverse e nuove, mai replicabili. Un attimo unico di scambio: soggetto - fotografo - osservatori: ognuno con la sua storia, sensibilità, emozione.

Anziano, Peja (Kosovo)
La fotografia insomma come link tra esseri umani, collante tra generazioni e popoli differenti, con l'obiettivo di raccontare, emozionare, disappannare il vestro opaco dei pregiudizi.

Anziano, Shkodra

3 commenti:

  1. Bellissimo il finale: "raccontare, emozionare, disappannare il vestro opaco dei pregiudizi" potrebbe essere il sottotitolo del tuo blog dato che è davvero quello che si percepisce dietro tutte le tue foto! Che bravooooooooooooooooooooooooo le tue foto sono VIVE!!

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  2. Душевные, тёплые фотографии! Очень интересно погрузиться в мир этих людей.

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  3. Bravo Luigi, un moderno antropologo che studia e ama l'umano e ci insegna a guardare con occhi puliti!

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