La memoria delle cose


Ci sono momenti in cui i "perchè?" superano le certezze.La mente rimugina, un po' di ansia affiora e le vene friggono alla ricerca di soluzioni a un mistero non risolvibile.
In quei momenti, più di ogni cosa, a dare pace è la consapevolezza.


E cosa può dare la consapevolezza maggiore dell'essere, del continuare ad essere dopo essere in qualche modo già stati, se non i vecchi oggetti, le cose comuni, che accompagnano silenziosamente la vita delle persone?

La tavernetta di mia zia, un po' museo, un po' cantina, un po' appartamento vissuto, mi ha sempre affascinato. La luce entra morbida dalle finestre, filtrando dalle tende di tessuto antico, a dare vita a crepe e riflessi di oggetti un tempo di uso comune, alcuni dei quali utilizzati ancora oggi.


Li osservo questi oggetti, li scruto, e vago alla ricerca di quelle mani che li hanno creati e resi visi, di quegli occhi che li hanno visti al lavoro, di quelle lunghe giornate in cui sono stati protagonisti attivi della frenetica vitalità di qualche antenato.


Ora sono li, in tutta la loro materica importanza, come campioni sportivi vecchi e stanchi, pieni di coppe e medaglie, seduti su una poltrona rivolta al sole, su di un terrazzo che guarda al paesaggio.
A volte ancora qualcuno li chiama: "Campione! vorrei un suo consiglio".
Loro ri alzano, si mostrano, e il consiglio non è nelle parole fuoriuscite dalla bocca, ma nelle rughe, nelle pieghe del viso, nelle borse degli occhi.


La memoria delle cose, il loro contenuto di storie vissute e di passaggi umani a cui hanno assistito, svela il mistero.
Essere qualcosa, essere se stessi, poter dire di essere stati.
Avere un compito, un progetto piccolo o grande che sia, un obiettivo per cui lottare, per cui rendersi utili e da cui a un certo punto potersi serenamente congedare. 


Questi oggetti, i tanti oggetti a cui passiamo davanti senza accorgersene e che buttiamo via senza rimorso, parlano.Sono come fotografie, come quadri o sculture, anch'essi oggetti infondo.
Oggetti che è stato necessario creare, possedere e utilizzare...

Ritagli di realtà che è stato necessario, per qualche motivo, fotografare.


Alcune settimane fa ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere Pierluigi Fresia, un uomo fantastico e un artista davvero incredibile.
Da lui ho ricuvuto un dono magnifico, che mi ha spinto a ricercare queste inquadrature che erano li nella mia testa ma mai impresse su di una matrice.
Voglio dedicare a lui questo post.



0 commenti:

Posta un commento

 

Translate my blog!

Seguimi via mail