Ritorno alla terra

Per finire il 2013 in bellezza pubblico quello che potrei definire come "il lavoro dell'anno". Un racconto fotografico su due miei cari amici, Lorenzo e Francesco, che hanno scelto il mestiere di agricoltori durante una fase storica di crisi economica in cui il "ritorno alla terra", ai mestieri e ai valori collegati alla terra, sembra un'ipotesi quantomai attuale.

Questo progetto è stato realizzato durante il corso di "Progettazione fotografica" dell'Associazione Deaphoto ed esposto in mostra presso l'ex chiesa di San Carlo ai Barnabiti di Firenze ad Ottobre 2013, all'interno di "Fotoprogetti 2013".

Ringrazio Sandro Bini, docente del corso, e Alberto Ianiro, mio tutor per questo progetto, per avermi insegnato ed aiutato con passione a raccontare per immagini. Ringrazio Lorenzo, Francesco e Maurilio per avermi aperto con entusiasmo le porte della loro Azienda.


Gli anni a seguire il 2008 saranno ricordati soprattutto per una parola: crisi.

L’Italia è in piena recessione e il crollo dell’occupazione riguarda in maniera drammatica le fasce di età più giovani: a Gennaio 2013 il tasso di disoccupazione degli under 24 ha raggiunto la soglia record del 37%.

In una serie infinita di dati con il segno meno, nelle analisi ISTAT si registrano solo poche voci in controtendenza. Una di queste è relativa agli occupati in agricoltura, che mostrano per il 2012 un incremento medio del 3,6%, con forte presenza di giovani (Fonte Coldiretti su dati ISTAT).



Francesco e Lorenzo, gemelli, non sono figli di una lunga tradizione agricola, come tanti giovani coltivatori o allevatori. La loro famiglia investì solo alcuni decenni fa i propri risparmi derivanti da lavori di tutt’altro tipo in un’ampia superficie di terra in Casentino (AR).

Trentenni, laureati, residenti in città dove vivono con le proprie compagne, hanno deciso comunque di coltivare questa terra. Producono mele, olio, miele, tartufi e legna da ardere. Allevano cervi allo stato brado.



Ogni mattina è dura alzarsi all’alba, percorrere chilometri per poi recarsi in azienda a coltivare una terra di montagna, in pendenza e difficile da lavorare. C’è poi la burocrazia, i finanziamenti che tardano ad arrivare. Le condizioni atmosferiche, che possono far saltare la produzione per una semplice gelata. E i prezzi di vendita dei grossisti, sempre più al ribasso.




Ma da fare ce n’è, il lavoro non manca. E poi c’è l’aria aperta e un senso di libertà che, una volta provato, difficilmente li porterebbe oggi a stare in ufficio tutto il santo giorno.




E’ una sfida quotidiana, che potrebbe anche finire male.
“Davvero il nostro è l’unico settore che cresce?” mi chiedono straniti.
Rispondo di sì.
Si guardano attorno e sorridono increduli, pensando ai conti che non sempre tornano.



Uno di fronte all’altro, sembra di osservarli singolarmente davanti a uno specchio. Lo specchio di una generazione che per uscire dalla crisi deve tornare a guardarsi dentro, a guardare indietro


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