La Villa con il cuore nel paesaggio



Grazie al FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano (sezione Giovani di Arezzo), a seguito di un premio derivante da un concorso fotografico ho avuto la possibilità di visitare in provincia di Padova la "Villa dei Vescovi", bene donato al FAI dalla famiglia dell'ultimo proprietario e salvato così dall'incuria.
Donata al FAI nel 2005 da Maria Teresa Olcese Valoti e dal figlio Pierpaolo Olcese in memoria del marito e padre Vittorio Olcese. - See more at: http://www.fondoambiente.it/beni/Index.aspx?q=villa-dei-vescovi#sthash.vTIeoAuV.dpuf
Donata al FAI nel 2005 da Maria Teresa Olcese Valoti e dal figlio Pierpaolo Olcese in memoria del marito e padre Vittorio Olcese. - See more at: http://www.fondoambiente.it/beni/Index.aspx?q=villa-dei-vescovi#sthash.vTIeoAuV.dpuf

In una bellissima giornata autunnale sono salito insieme a Monica per le vie dei Colli Euganei con il bus di linea dal centro di Padova e arrivato a Luvigliano di Torreglia, un piccolo borgo tra vigneti e colline boscate. Qui, su un terrapieno in posizione dominante, circondata da alberi maestori e filari di vigne, si trova la Villa, a cui ci siamo avvicinati con un po' di titubanza, non essendoci documentati prima della visita...



Grazie all'ottima audioguida fornita dall'organizzazione siamo riusciti a scoprire meglio questo gioiello...
Da subito, entrando nel giardino antestante la Villa, ci siamo resi conto di essere in un luogo speciale. Una sensazione difficile da spiegare, ma che si respira tra l'architettura, che abbraccia la classicità romana, il giardino all'italiana, la luce e il paesaggio circostante.

Proprio il paesaggio ha avuto un ruolo fondamentale quando, nei primi decenni del '500, il Vescovo di Padova, Francesco Pisani, decise di erigere questa dimora: un luogo sì per riposare, lontano dai problemi cittadini, ma sopratutto per riflettere, insieme a intellettuali e membri di circoli umanistici, sulla figura dell'uomo inserita nel territorio circostante. La villa fu ideata dell'architetto veronese Giovanni Maria Falconetto, che morì prima dell'inizio dei lavori, condotti poi da Andrea Della Valle, suo allievo.

Da un lato della villa colline di boschi, anfiteatro naturale e "selvaggio"; dall'altro lato vigneti, paesaggio plasmato dall'uomo attraverso il suo lavoro e per i suoi scopi vitali. La natura quindi, ma anche l'uomo all'interno di essa, elemento non di disturbo, ma parte integrante del territorio stesso. La Villa come luogo per osservare, pensare, provare a capire.




Le sale della Villa sono impressionanti per la quantità e la qualità di luce che filtra dall'esterno, proprio da quel paesaggio su cui il Vescovo sentiva l'esigenza di riflettere. Le stanze sono letteralmete inondate dai colori di boschi, foglie e cielo, che si riflettono dalle grandi porte e finestre.



Ma all'interno delle sale è in realtà una vera e propria fusione di paesaggi ad ammaliare: quello esterno appunto, ma anche quello affrescato sulle pareti dal fiammingo Lambert Sustris; pittore incline alla rappresentazione del paesaggio ma anche esperto di Raffaello, Sustris aveva un repertorio visivo e capacità artistiche tali da essere in grado di dare al tempo stesso una visione fiamminga e un tocco classico, un mix inedito nell'area veneziana. 
L'uomo immerso nel paesaggio (e nei paesaggi) è quindi in sala, siamo noi, ma è presente anche negli affreschi, sia attraverso personaggi mitologici o divini che tramite semplici figure umane. 
Scorci campestri, rovine, statue solenni, tendaggi: negli affreschi di Sustris c'è un omaggio alla romanità, che ricalca l'architettura della villa, ma sempre e comunque uno spunto di riflessione sull'ambiente che circonda l'essere umano e il rapporto con esso.



Altri luoghi fondamentali della Villa sono le logge, ampie e aperte sui due paesaggi in cui la costruzione è immersa: il bosco e il vigneto. Da qui si percepisce chiaramente l'intento, lo scopo della costruzione: la possibilità di fermarsi e riflettere da un osservatorio privilegiato, "protetti" da architettura e affreschi, dalla cultura quindi, ma al tempo stesso "esposti" all'ambiente, alle sue domande, alla sua immortalità.



Villa dei Vescovi è chiamata così perchè è rimasta di proprietà della Curia per diversi secoli, fino al 1962, prima dell'acquisto da parte degli Olcese e la donazione al FAI. E' stata una vera e propria sorpresa. Una scoperta straordinaria di quel fantastico panorama culturale italiano di cui in troppo pochi siamo a conoscenza.



Un bene non solo da ammirare, ma che ti costringe a riflettere. Una prova di come l'opera dell'uomo, se studiata e poggiata sui basi solide, possa convivere con l'ambiente circostante. Un rara dichiarazione non estremista sul fatto che l'essere umano non debba solo contemplare la natura, come fosse una divinità, ma sopratutto viverla, gestirla (il bosco, il vigneto e i loro prodotti), in modo sostenibile ma attivo, utilizzando l'arte e la cultura come strumenti di riflessione sul ruolo e la potenza della bellezza.


Un grazie a Tiziana Tommei per l'editing di queste immagini
Luvigliano di Torreglia
Luvigliano di Torreglia
Luvigliano di Torreglia

1 commenti:

  1. It seems I have missed a few posts and I m glad u have been in a good mood and there has been some happy buzz:) Seriously looking forward to some more at the end of December;-) (The last photo is so beautiful and it makes me miss the summer)

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