Il mare d'inverno

Amici fotografi - 3
Matteo


Da quando ho creato questo Blog ho scelto di proporre via via una "Foto della settimana", inserendola nella colonna qui a fianco. E' stata un'attività sporadica e poco costante, ma l'idea di fondo è sempre rimasta viva: proporre immagini che mi colpiscono, stupiscono, ispirano, che mi piacciono, meglio se scattate da amici e conoscenti, perchè per le foto dei "grandi maestri" le si possono trovare ovunque.
Il fioretto del 2013 sarà proporre veri e propri post per presentare queste foto, raccontando le mie sensazioni. Ho chiamato questo spazio "Amici fotografi".




Quando Enrico Ruggeri si mise a scrivere il testo della canzone "Il mare d'inverno" probabilmente aveva in mente un'immagine simile a questa...

Matteo l'ha scattata a Scilla, in Calabria, l'ultimo giorno del 2012, con una vecchia Nikon abbinata a una pellicola Kodak Tmax 400 e a un grandangolare non troppo spinto, da 35 mm.
Ero a pochi passi da lui al momento di questo scatto.
Quello che mi colpisce dell'immagine è l'essenzialità, la pulizia, la sobrietà, che tuttavia nascondono messaggi profondi, graffianti.
Tre elementi dominano lo spazio, altri tre lo suddividono geometricamente in senso orizzontale, uno, lontanissimo, è visibile solo all'osservatore più attento.
Un lampione, una barca, una palma. 
La spiaggia, il mare, il cielo nuvoloso.
Una nave lontana. Stop.

C'è tutto il silenzio, l'atmosfera, il sapore del mare d'inverno in questo scatto. Una calma ancestrale, l'assenza dell'uomo che diventa presenza nel momento in cui la si osserva e ci si sente parte di questa scena desolata, ma bella perchè desolata, malinconica, ma straordinaria perchè così tanto malinconica. Un pezzo di Sud autentico, di saudade calabro-brasiliana.

Terra, acqua, aria. Elementi essenziali raccolti in tre fasce, in tre pennellate cariche di differenti tonalità di grigio.
L'albero, che è vita. La barca parcheggiata, che è voglia di vita tenuta a freno. Il lampione, che è artificio d'illuminazione, finta luce, finta esistenza.
Ci vedo tanto in questa foto che infondo ha così poco, sette elementi messi in riga e in colonna, disturbati dalla grana analogica, congelati dal bianco e nero.

Dicevo, ero a pochi passi da Matteo al momento dello scatto, ma non ho visto questa foto, non ho minimamente pensato di immortalare questa scena, me la sono totalmente persa. 
Vedevo lui armeggiare con l'occhio appoggiato al mirino, ma non guardavo lo spettacolo semplice dell'orizzonte.

E forse è proprio per questo che amo così tanto questa immagine. 
Il ruolo della fotografia è "farci vedere" ciò che non siamo in grado di vedere, anche se ci passiamo di fianco ogni giorno.

La pagina Flickr di Matteo: www.flickr.com/photos/mbstampepictures/

3 commenti:

  1. molto molto belle, sia la foto che la descrizione..ma soprattutto le ultime tre righe! mi hanno fatto pensare.. ed è proprio vero che molto spesso passiamo di fianco a mille foto che non vediamo, e che fortunatamente vedono altre persone. ci permettono di scoprire punti di vista differenti! so, great work! :)

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