Gloria, guerra, oblio. La pista del bob di Sarajevo



In un giorno tra l'8 e il 19 Febbraio 1984 Wolfgang Hoppe, Andreas Kirchner, Roland Wetzig e Dietmar Schauerhammer, atleti della nazionale dell'allora Germania Est, scesero con il loro bob a 4 posti dalla pista olimpica di Sarajevo, segnando un tempo di 3 minuti, 25 secondi e 56 centesimi,  aggiudicandosi così la medaglia d'oro...

 
Molti non lo sanno, stentano quasi a crederlo, ma Sarajevo è una città olimpica: ospitò i XIV Giochi Olimpici invernali nel 1984, quando ancora esisteva la Jugoslavia.

Otto anni dopo, nel 1992, la città che fù al centro del mondo per lo sport, scelta proprio perchè esempio di multicultura e convivenza possibile tra i popoli, finì nella morsa del più crudele assedio dei tempi moderni.


Fù così che molte strutture che ospitarono gli atleti di tutto il mondo nell'84 finirono in mano all'esercito e ai gruppi paramilitari serbi, montati da propaganda fasulla e dai soldi delle mafie, che dalle postazioni di montagna, geograficamente dominanti, sparavano a vista sugli esseri umani indifesi, con l'obiettivo di uccidere carnalmente e psicologicamente la città che resisteva.

Proprio in uno di questi punti dominanti, il monte Trebevic, è stata costruita in vista delle olimpiadi la pista del bob, un serpentone parabolico di cemento che si snoda maestoso nei boschi. Lì, riparati dalle sponde alte della pista, i cecchini trovarono un luogo ideale per appostarsi e sparare.



Oggi la pista olimpica di bob di Sarajevo non solo è nel completo abbandono, come tanti centri sportivi al mondo costruiti per questi grandi eventi e poi lasciati a loro stessi, ma mostra i segni di quell'assurda guerra fraticida.


Io, Juliet e Monica abbiamo camminato all'interno del serpente di cemento, oggi quasi completamente invaso dalla vegetazione e reso vivo solo dai murales. L'atmosfera è pesante, il contrasto tra il verde dei boschi e il cemento mangiato dal tempo ti graffia. E poi quei buchi, sentirsi nell'esatto punto dove qualcuno, non troppo tempo fa, ha sparato... Sarajevo, il suo bellissimo centro storico, chiese, moschee e sinagoghe, laggiù in fondo, indifesa.


Questo luogo insegna nel profondo una lezione di storia e di vita.
Grazie a posti come questo la città sentì la grandezza di essere al centro del mondo, per un evento ricco, glorioso, umano e colorato come le Olimpiadi.
Poi, da queste stesse curve paraboliche, si vide sparare contro colpi di mortaio, neri e assassini.
Oggi qui regna sovrano l'abbandono, vengono solo i ragazzi con gli skate, che pitturano le sponde con murales colorati, e gli abitanti per passeggiare fuori dal caos della città.

I muri sono immobili mentre invecchiano, ma osservano, tremano ancora di paura pensando al passaggio sfrecciante dei bob e al tuonare delle bombe.

La storia non è mai un punto d'arrivo. E' sempre e solo un punto di partenza.



Aggiornamento: Qui potete trovare le foto a colori fatte nello stesso posto dalla mia amica Alma di Sarajevo:



2 commenti:

  1. Unfortunatelly, unlike in sports, it s not very hard to break records in making harm.
    What was once for achieving more in good aspects of humans, became area for achieving more in evil impulses of humankind.

    Next weekend I m going there if not raining.
    It s small competition now, I need to make more beautiful pictures, if I can't bring better people with me:-)
    (this wekeend I was hiking on Vranica, I can't wait to post pictures, that mountain is heavenly beautiful)

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    Risposte
    1. Thanks Alma!
      these pictures are half digital and half made ​​with film .....

      I can't wait to see your photos of Vranica!

      Elimina

 

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