A Bologna con Olga

O meglio, a Bologna con Holga, l'H è d'obbligo.

Non si tratta di una ragazza russa... ma di una lente che ho acquistato ad Hong Kong per poche decine di euro.

La mitica Holga è una macchina fotografica degli anni '80 molto conosciuta tra gli appassionati di fotografia "lomo". Nata per poter essere venduta ad un prezzo il più economico possibile, fù costruita in modo grezzo, senza  nessuna delle costose accortezze meccaniche e ottiche presenti all'interno delle sofisticate "cugine" reflex professionali... addirittura la lente delle prima Holga era di plastica!


La Holga è quindi uscita, dal 1981, come macchina veramente alla portata di tutti, ma ben presto ha mostrato i suoi limiti, sopratutto quelli della lente che montava: immagini poco a fuoco, aberrazioni cromatiche, fortissima vignettatura sui bordi, colori distorti...
Limiti e difetti così tanto evidenti che ne hanno decretato, ironia della sorte, la fortuna: questi errori risultavano belli, simpatici, curiosi, davano uno stile insolito alle foto, le rendevano "artistiche".

Così la Holga è entrata nel mito e da qualche anno, tradendo il mondo della "pellicola a tutti i costi", i suoi costruttori (o qualcuno che ci ha visto un bel business) hanno iniziato a mettere sul mercato le famose lenti di plastica da montare su reflex e mirrorless digitali: un obiettivo con diaframma fisso f/8 del peso di 1 etto... un giocattolo in pratica.

E veniamo a Bologna... non so perchè ma ho deciso di provare qui, in una mezza giornata di gironzolio in questa bellissima città, questa lente così decisamente assurda.

Usare una lente di questo tipo cambia per forza anche il modo di fotografare: devi essere consapevole che potresti trovarti di fronte alla "foto dell'anno", ma che il risultato non sarà ovviamente quello che desideravi... Così, per evitare possibili infarti e perenni nevrosi, ho iniziato a scattare quasi a caso, mettendo in pratica almeno 3 delle "10 regole fondmentali della lomografia":
  • Non pensare;
  • Non preoccuparti in anticipo di come verrà lo scatto;
  • Non preoccuparti nemmeno dopo.
In fondo mi sono accorto che, con questo metodo, ho puntato l'obiettivo sulle cose che più mi colpivano della città, non dal punto di vista "fotografico", ma da quello mio, personale, autentico.

Ecco le foto e quindi i luoghi, le situazioni, le sensazioni che mi hanno colpito di Bologna:

I portici, stupendi e poetici, che per 40 km si snodano nelle vie del centro


I muri, alternativamente tappezzati di migliaia di annunci universitari e affreschi


Le due torri, sentinelle silenziose nel cuore del centro


Le vecchie osterie, in cui ancora sembra di vivere in una canzone di Guccini


Le vetrine stracolme di salumi e formaggi, che ti fanno tanta, tantissima acquolina in bocca...


Le cabine telefoniche rosse, simili alle più famose sorelle londinesi


I mercatini dell'usato e dell'antiquariato


Gli artisti di strada geniali e insoliti


E infine Piazza Maggiore, sempre stracolma di gente, viva e non più.


2 commenti:

  1. Bologna + Holga = Fragole + cioccolato bianco.

    Hai proprio ragione Torre, le lomo cambiano l'approccio alla foto, sarà per quello che da tanto le adoro...la sintesi di ciò che dicono i "comandamenti" che hai citato è: dimentica la ragione, convinciti che la sezione aurea sia un contorno [o il dolce, se preferisci] e confondi realtà e fantasia, chedddiamine!
    forse non è proprio una sintesi, ma vabbè, in fondo, la sintesi migliore del concetto sono le bellissime foto che hai fatto! :)

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