Montenegro on the road - Mare

Eravamo rimasti al Montenegro montagnoso, fatto di strade strette, gole, montagne maestose e monasteri costruiti a picco su pareti scoscese... l'ultima immagine quella della Baia di Kotor dall'alto, avvolta dalla foschia del tramonto, al nostro arrivo.

Ripartiamo da qui e scendiamo, tornante dopo tornante, alla magnifica Baia, chiamata "Bocche di Cattaro" in italiano, secondo fiordo al mondo come profondità della lingua di mare che entra nella terraferma.

Kotor, dominata dal 1420 al 1797 dalla repubblica di Venezia, ci appare proprio come una cittadina veneziana, ma in un paesaggio da fiordo norvegese! arriviamo di sera e, tempo di una doccia, si fa già buio. Così il Montenegro ci stupisce di nuovo con effetti speciali: la città e la fortezza sovrestante formano di notte, illuminate e riflesse dall'acqua placida, l'immagine di un cuore appoggiato di lato, sopseso nel vuoto.

Kotor e la sua fortezza si specchiano nella Baia

Mangiamo ottimi piatti di pesce e andiamo a nanna con l'obiettivo già chiaro per il giorno successivo: salire la fortezza (con i suoi 1.800 gradini) e arrivare sulla sommità della città. Così facciamo e quello che ci si presenta di fronte è davvero mozzafiato: i tetti di tegole rosse, la Baia, le aspre montagne alle spalle... un quadro magnifico.

I tetti di Kotor dal camminamento della fortezza
I gradini e le mura della fortezza
Una chiesa lungo la salita
Il "triangolo" della città vecchia di Kotor



Kotor ci piace e ci stupisce anche dentro le mura, l'atmosfera è quella di un borgo fiabesco in pietra chiara, le strade strette, le piazze, i gatti, le scalinate, gli antichi palazzi, la chiesa cattolica e quella ortodossa... tutto sembra messo un po' alla rinfusa ma con una perfetta armonia. Ci sono pochi turisti in questa stagione e così abbiamo tempo di osservare la gente del posto, goderci il mercato e mangiarci una pizza con kaymak (deliziosa crema di latte locale) al posto della mozzarella.

Un palazzo nel centro di Kotor, in tipico stile "veneziano"

Particolare in una piazza del centro
Caffè in una piccola piazza dominata da un albero enorme
Tra le vie del centro di Kotor
Trasporti locali: l'unico mezzo per portare le merci nella città vecchia

Tenendo la bellissima Kotor come "campo base" ci spostiamo poi lungo la Baia, a Perast, chiamata la "Piccola Venezia" per la sua architettura derivante quasi totalmente dalla dominazione veneziana e per l'enorme quantità di chiese presenti, quasi una ogni cinque case, ma non solo. Perast infatti rimase fedele a Venezia anche dopo la sua caduta del 1797: ancora oggi i cittadini parlano il dialetto "veneto da mar" derivante dalla Serenissima.
Perast mi ha affascinato per i suoi piccoli scorci tra casa e casa e per la presenza di abitanti-pittori intenti nella loro arte che mi hanno quasi totalmente distolto dalle due minuscole isolette (di San Giorgio e della Madonna dello Scalpello) che rappresentano un'icona della Baia per la loro bellezza... non le ho fotografate, ma le trovate qui.

Perast
Lenzuola stese a Perast, la Baia ed una barca a vela nello sfondo
Barca a "riposo" di fronte ad una piccola chiesa
Scorcio "bianco" a Perast
Un abitante dipinge la sua Perast

Dopo Kotor e Perast ci siamo spostati sulla costa adriatica montenegrina, stupenda ma per diversi aspetti "amara". Uno dei lughi più belli è infatti Sveti Stefan, borgo di mare collegato alla costa per un "filo di terra". Antico paesino di pescatori, è oggi un resort di lusso, acquistato totalmente da investitori privati che hanno vietato l'ingresso ai "non ospiti della struttura". Ci consoliamo osservandone lo spettacolo dalla spiaggia, con un po' di "yugonostalgia" pensando a quando, in qualche modo, tutto era di tutti. Questo eccesso del privato e del lusso in un luogo d'interesse mondiale per la sua bellezza e la sua storia ci lascia l'amaro in bocca e un bel un po' di "odio di classe" nelle vene... ho capito solo ora, non potendo entrare nella bellissima Sveti Stefan, quanto può significare il "bollo" di "Patrimonio mondiale dell'umanità"... qui non sono riusciti ad assegnarlo per tempo e ora noi comuni mortali siamo bloccati dalla guardia all'ingresso, insieme alle reti dei pescatori, per sempre fuori dalla nativa Sveti Stefan.

Sveti Stefan da nord
Sveti Stefan da sud
Reti da pesca, che oggi rimangono solo all'esterno del vecchio borgo di pescatori

Dopo Sveti Stefan altra delusione per Budva, anch'esso stupendo borgo marittimo oggi però acquistato da magnati russi e trasformato in un vero e proprio centro commerciale contorniato da discoteche. Solo l'architettura dei palazzi ed una signora anziana alla finestra ci danno il senso dell'autenticità del luogo...per il resto solo vetrine e marche di lusso da cui scappiamo velocemente.

Torniamo infine nella Baia di Kotor, ed è Herceg Novi, ultimo paese verso il mare, a riportarci la pace e il buonumore. Con la sua tranquillità, la sua chiesa bianca circondata da quattro palme, la sua fortezza in posizione dominante e le sue strade ripide "da fiatone" ci da l'abbraccio finale da parte dell'intero Montenegro, che stringiamo con affetto.

Giriamo la Punto, ripartiamo e nel giro di cinque minuti abbiamo già a bordo un nuovo autostoppista... un pizzaiolo bosniaco di ritorno verso casa che come un "Virgilio balcanico" ci condurrà a Trebinjie, nella Repubblica Srpska, ultima tappa dell'anello che si richiuderà a Sarajevo.

La chiesa cntorniata da palme di Herceg Novi
I tetti di Herceg Novi e la fine della Baia di Kotor, verso l'Adriatico



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