Un Marocco che non ti aspetti

In Marocco, 27 km a nord della città imperiale di Meknes, tra sterminati campi di ulivi e colline fertili, si innalzano colonne, archi, porte monumentali, capitelli: è Volubilis, antico avamposto romano nel continente africano ora ridotto a rovine, riconosciuto come patrimonio dell'Umanità.

I Romani arrivarono fino a qui, stento a crederci ma è così. La città fù prima capitale del regno di Mauritania, "simpatizzante" di Roma, e poi annessa con la forza all'Impero nel 44 d.C.

Volubilis fù poi abbandonata dai Romani intorno al 285 d.C., rimasta fuori dai nuovi confini della provincia africana fissati da Diocleziano. Continuò però per secoli ad essere abitata da una popolazione di cultura latina e cristiana fino all'arrivo di Idris I, fondatore del primo stato islamico indipendente del Maghreb.
Il declino di Volubilis iniziò però con il regno di Moulay Ismail, che spogliò la città dai preziosi marmi per abbellire i palazzi di Meknes. Una guida improvvisata ci parla addirittura di un tunnel costruito per portare via il marmo da Volubilis e farlo arrivare direttamente alle porte di Meknes... ci mostra un luogo, dove il tunnel sarebbe un tempo sbucato.
Nel 1755 fù invece la mano della natura, attraverso un terremoto, a completare l'opera di distruzione.
I recenti scavi hanno portato alla luce un antico splendore, che visto oggi appare quasi spettrale. Arriviamo al tramonto e ci sembra di assistere in diretta alla caduta dell'Impero, all'incuria degli uomini, all'inesorabile scorrere del tempo. Solo gli incredibili nidi sui capitelli ci danno segnali di vita.
Rimango ancora una volta affascinato dai luoghi abbandonati, dove un tempo pulsava la vita e ora, se non fosse per la lenta e costante opera di recupero, regnerebbero soltanto rovi, serpenti e, più in alto, cicogne.

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