Scatti analogici: luci, ombre e abbandono

Dopo aver riavvolto il rullino bianco e nero 400 asa e atteso il tempo necessario a stampa e sviluppo, sono stato a prendere la busta con all'interno le foto stampate, su carta opaca, e i negativi... sono corso a casa, ho aperto, ho sfogliato attento a non "ditare", ho ricordato momenti e immagini impresse in un mese o forse più. Scatti presi con parsimonia, senza fretta, solo per il piacere di provare a scrivere qualcosa con la luce... gesti che riservano ancora un po' di poesia, una magia che il digitale, con i sui mille pregi e le comodità che io stesso apprezzo, non avrà mai.
Su 24 pose ne ho scelte solo 5. Il bello dell'analogico è anche questo. Spesso le foto non ti vengono e impari a non mentire a te stesso... non puoi, in fretta e furia, premere "canc" e riprovare. Ti resta solo da imparare a fare meglio!

Tra le cinque scelte...

Spunta una panchina avvolta dalle ombre dell'alba, che tagliano l'immagine alternandosi come i tasti bianchi e neri di un pianoforte...


Spunta una casa abbandonata dagli uomini, vissuta dai gatti, una scritta bianca che impone pulizia, dove oggi tutto è fango, polvere e muri rotti...


Spunta un'altra casa abbandonata, graffiata dall'ombra spettrale di un albero secco, che mi è sembrato un uomo pietrificato, con le mani in alto...


Spunta la vecchia fabbrica del mio paese, l'Eridania, in fase di smantellamento. Un'auto passa veloce, mentre anni di storia e di lavoro vengono rasi al suolo...


Spuntano due tronchi come lunghe gambe, una leggermente più in là dell'altra, come in cammino, le ombre immense alle spalle, verso la luce.


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