Castelluccio di Norcia, tra passato e realtà.

Davanti al camino acceso di un piccolo agriturismo sfogliamo un libro e leggiamo che un giornalista, tempo fa, scrisse che “esistono cinque posti dove stare soli al mondo”: Djibuti, la punta estrema del Corno d'Africa, le Isole Lofoten in Norvegia, oltre il circolo polare artico, Lencois Maranchenses, una distesa di dune sull'oceano in Brasile, l'Altipiano del Tagent in Mauritania… e la Piana di Castelluccio di Norcia, in Italia, nell'appennino umbro-marchigiano.
Pian Grande, Pian Perduto, nomi che riflettono la reale essenza di questi luoghi: immensi, dispersi, sospesi tra realtà e fantasia, avamposti silenziosi e difficili dove uomo e natura, per anni, hanno lottato rispettandosi, fino a divenire "buoni vicini di casa". Oggi è diverso.
"Uno dei pochi posti in cui sentirsi soli al mondo"
Parliamo con la signora dell'agriturismo, che tra una torta e una zuppa di lenticchie lotta contro la burocrazia: i muri crollano a Castelluccio ma a lei non hanno dato nemmeno il permesso per costruire una legnaia. La solita storia, della montagna italiana sparita dalla carta geografica dei politici. Pochi voti? pochi diritti! Numeri bassi? nessun progetto. E a Castelluccio sono rimasti in 14 a viverci d'inverno, quando la neve "non viene giù in verticale, ma in orizzontale!".
Aratura. Il paese si prepara alla semina delle lenticchie
E' il turismo estivo ora l'unica speranza... che insieme alla tipicità dei prodotti (le famose lenticchie) rappresenta il tampone all'esodo definitivo.
Il turismo è la nuova prospettiva economica, forse l'unica
Di notte, mentre Castelluccio dorme, tutto illuminato, con le ombre che ne nascondono i ruderi, provo nostalgia di un passato che non ho conosciuto. Mi sembra di sentir rivivere i suoi fieri pastori di sempre. Vedo i pascoli carichi di bestiame e le strade vocianti di ragazzi che ancora scrivono a pennello sui muri "perchè quando nemmeno il giornale arrivava quassù, era il muro che faceva da passa-notizie".
Il paese addormentato e il vecchio "giornale" sui muri
Il giorno dopo, in una domenica calda di inizio primavera, il silenzio è interrotto da decine di motociclisti, camperisti, gitanti, suv, banchetti di prodotti tipici: il cuore di Castelluccio torna a battere di linfa nuova, diversa da quella del passato.
Camminiamo in una valle laterale e davvero una fantastica solitudine ci avvolge, assieme alla maestosità del paesaggio. Ci siamo noi, un pastore dall'accento slavo con le sue pecore, il cane e cinque escursionisti silenziosi.
Primi fiori e disgelo. La primavera invade il Pian Perduto
Non mi piace vedere questo magnifico paese, questi luoghi, come un Museo da visitare la domenica in stile "mordi e fuggi", mi da idea di morte, di "teca di vetro", di fenomeno da baraccone. Sarebbe bello, semplicemente, vederlo vivo di normalità.
Ma forse sono ipocrita, o poco coraggioso, perchè anch'io, nato e viziato tra le contraddizioni della modernità, sarei probabilmente scappato da lassù.
La riflessione non può quindi fermarsi alla pura malinconia, sarebbe ridicola. Concludo con una domanda gettata al futuro: è stato davvero lungimirante lasciare soli per decenni questi luoghi e questa gente? con l'obiettivo di distruggere il mostro del nulla e della solitudine non abbiamo forse finito per annientare noi stessi rinchiusi e ammassati nelle città?
Ora spengo e mi preparo la cena. Accendo il microonde alimentato da energia elettrica di derivazione atomica e ci scongelo una fetta di carne proveniente.... dall'Argentina.
Una porta antica sbarrata da una recente scalinata. Il paese crolla e si trasforma pur rimanendo magnifico, appollaiato sul nulla, piramide di case di pietra al cospetto del Monte Vettore.

1 commenti:

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